A COSA SERVONO VERAMENTE LE MICROESPRESSIONI?

Ti servono veramente a qualcosa?

Magari hai sentito parlare di queste Microespressioni Facciali, da noi o da qualcun altro, e sai che è possibile capire che emozione sta provando una persona anche se cerca di nasconderlo. (Se non sai cosa sono guarda il link a questo articolo). Forse hai anche visto la serie “Lie to me”, dove il protagonista Cal Lightman aiuta l’FBI a risolvere indagini grazie alla sua capacità di leggere le espressioni altrui. Le Microespressioni sono infatti un’ottima strategia per detective, poliziotti, o chiunque debba estorcere informazioni a dei criminali o presunti tali. Tutto bello, affascinante, certo. Ma immagino che tu non faccia il Carabiniere, giusto? E che il tuo contatto con la criminalità sia tenuto a dovuta distanza. Quindi a cosa ti servono le Microespressioni? O meglio, ti servono veramente a qualcosa?

Io per primo quando più di cinque anni fa ho fatto il mio primissimo corso di Microespressioni l’ho fatto per passione. Sono sempre stato affascinato dalle storie di Detective, adoro personaggi come Sherlock Holmes, e l’idea di poter apprendere queste strategie e considerarmi un po’ più “intelligente” (o così credevo allora) era tutto quello che mi serviva per decidere di farlo. Molto spesso è stata proprio la passione e la voglia di imparare cose che gli altri non sanno fare a farmi partecipare a corsi e fare nuove esperienze. Oggi infatti oltre alle Microespressioni insegno Tecniche di Memoria, Lettura Veloce, e tutte abilità non convenzionali che vanno al di là delle cose che siamo portati a credere possibili.

Quindi io ho fatto tutto questo per passione. E ne è valsa la pena? Per me, certo che sì. Ma la realtà è che i veri benefici sono stati altri. La capacità di calibrare e di osservare che ho appreso mi è stata molto utile in questi anni. Troppo spesso mi rendo conto che molte persone attorno a me nella vita di tutti i giorni non sanno osservare. Parlano e si comportano senza sapere che reazione le loro parole stanno avendo sugli altri. Noto una persona per me palesemente tesa, che sta male, e guardando le ignare persone attorno mi sorprendo di come possa essere io l’unico a vederlo. Perché quando una strategie diventa veramente parte di te, ti dimentichi di com’era il mondo prima di averla. Come quando guardi un’illusione ottica con un’immagina nascosta dentro: all’inizio non la vedi, ma quando te ne accorgi è impossibile non notarla, non riesci a tornare alla situazione di partenza. Cavolo! Se solo avessi avuto queste strategie ai primi anni delle superiori o alle medie! Mi avrebbero permesso di capire che forse non ero così imbranato come pensavo, ma che stavo portando la mia attenzione sulle cose sbagliate, solo perché non riuscivo a vedere il resto. E cosa più importante, mi ha insegnato ad ascoltare me stesso. A sentire i muscoli e le espressioni sul mio corpo. Ad essere meno teso, più rilassato, più sicuro, e prendere decisioni migliori. A rendermi conto di come stavo.

Ad essere meno teso, più rilassato, più sicuro, e prendere decisioni migliori. A rendermi conto di come stavo.

Ho quindi deciso di insegnare queste cose. Perché mi piace, perché è una passione, ma anche per i risultati che portano. Avvocati hanno imparato a comprendere meglio i loro clienti.  Life Coach o psicologi hanno saputo affinare le loro abilità nel percepire un cambiamento. Insegnati hanno saputo gestire meglio la classe, e magari qualche studente passare un’interrogazione o un esame. Recentemente ho insegnato queste strategie ad una mamma per capire meglio suo figlio piccolo.

Quindi le Microespressioni servono veramente? Per me sono essenziali. A me questo corso ha cambiato la vita. E anche se sembra autopromozione, mi sembrava giusto dirvelo.

Sonny Zanon

A me questo corso ha cambiato la vita.