COSA NE PENSANO GLI STUDENTI DELLA DAD?

Le notizie in circolazione e le proteste di alcuni gruppi di studenti hanno sottolineato il disagio e gli aspetti negativi

Uno degli aspetti che hanno caratterizzato la surreale situazione che abbiamo vissuto nell’ultimo anno è sicuramente il profondo cambiamento che ha interessato l’istruzione. Un cambiamento molto sentito dagli studenti di tutte le età e che, specialmente nel caso delle scuole superiori e delle università, si è protratto per molto tempo, passando dall’essere solo una temporanea situazione di emergenza ad una stranissima “normalità”.

Le notizie in circolazione e le proteste di alcuni gruppi di studenti hanno sottolineato il disagio e gli aspetti negativi di questa situazione ma noi di Mind Skills abbiamo voluto fare una ricerca più approfondita, assolutamente imparziale e priva di qualunque filtro mediatico chiedendo direttamente ad alcuni studenti del nostro territorio che cosa ne pensassero della Didattica a Distanza.

Abbiamo raccolto in pochissimo tempo un buon numero di risposte provenienti da studenti delle scuole superiori e dell’Università e quindi abbiamo deciso di condividere i risultati di questo studio, riportandone le statistiche e gli aspetti più frequentemente sottolineati dagli stessi studenti intervistati.

I dati provengono da un campione di più di 100 studenti, distribuiti abbastanza equamente tra scuole superiori (44,4%) e università (55,6%).

VALUTAZIONE GENERALE

Come prima domanda, abbiamo chiesto di dare una valutazione generale, su una scala da 1 a 10, sulla propria esperienza in DAD. Il punteggio medio che abbiamo ottenuto è di 6,08. Potremmo dire una sufficienza piena.

Ma è dividendo gli studenti per livello di istruzione attuale (superiori/università) che emergono le prime differenze: infatti la valutazione media degli studenti delle scuole superiori è di 5,45 mentre il punteggio dato dagli studenti universitari è mediamente 6,61.

Questo dato è un primo elemento che indica che, stando a questo sondaggio, la DAD è stata percepita come più penalizzante dagli studenti delle scuole superiori rispetto agli universitari.

RENDIMENTO SCOLASTICO

In secondo luogo abbiamo chiesto agli studenti come questa modalità didattica ha influito sul loro rendimento scolastico in termini di voti; questi sono le statistiche del gruppo intero.

Come si può notare la maggior parte di loro non ha subìto significative variazioni riguardo la media dei voti, e la percentuale di persone che hanno notato un miglioramento non si discosta moltissimo da quella relativa a chi ha riscontrato un peggioramento, con un lieve vantaggio di quest’ultima.

Separando i due gruppi, questo trend viene in parte confermato, nel senso che resta in maggioranza in entrambi il numero di coloro il cui rendimento è rimasto invariato: 55,3% per le scuole superiori e 61,8% per l’università. La differenza tra i due gruppi sta nel fatto che all’università il numero di coloro che hanno riscontrato un miglioramento supera, anche se di poco, il numero di coloro che sono peggiorati (20% migl. – 18,2% pegg.) mentre nel caso delle superiori si ha un distacco più netto a favore dei peggioramenti (17% migl. – 27,7% pegg.).

Abbiamo inoltre chiesto facoltativamente di lasciare un commento a risposta libera a questa domanda. Di seguito le motivazioni più ricorrenti:

SCUOLE SUPERIORI

Motivazioni dei migliorati:

  • Interrogazioni programmate che permettono di organizzare meglio lo studio
  • Meno ansia nello svolgere le verifiche da casa
  • Modalità a crocette rende più facili le verifiche

Motivazioni dei peggiorati:

  • Verifiche difficili per il poco tempo

UNIVERSITÀ

Motivazioni dei migliorati:

  • Possibilità di rivedere le lezioni registrate;
  • Maggiore possibilità di organizzare i tempi

Motivazioni dei peggiorati: (dati non sufficienti per stabilire delle risposte comuni)

ATTENZIONE ALLE LEZIONI

Come terzo quesito abbiamo chiesto quanto riescano gli studenti a mantenere la concentrazione durante le lezioni in DAD rispetto a quando frequentavano le lezioni in presenza. Ecco i risultati:

Si può notare come, parlando dell’aspetto attenzione le cose iniziano a cambiare e si propende decisamente più verso il negativo.

C’è però in questo dato la più sostanziale differenza tra gli studenti delle superiori e quelli dell’università. Separando i due gruppi, infatti, abbiamo riscontrato tra gli studenti delle scuole superiori un netto 87% di studenti che hanno riscontrato un calo nella capacità di concentrazione, mentre solo il 2,2% sostiene di essere più concentrato. Per il restante 10,8% non c’è stato nessun cambiamento rilevante rispetto a prima.

Analizzando i dati dell’università ci troviamo di fronte a uno scenario molto più mitigato, con il 49% che lamenta un peggioramento, un 14,5% che sostiene di riuscire a rimanere più attento e il restante 35,5% che non ha riscontrato differenze.

Anche in questo caso abbiamo dato la possibilità facoltativa di aggiungere un commento, ecco i più gettonati:

SUPERIORI

Motivazioni dei migliorati: (dati non sufficienti per stabilire delle risposte comuni)

Motivazioni dei peggiorati:

  • Lezioni poco coinvolgenti a causa dell’assenza di contatto diretto con l’insegnante ed i compagni;
  • Professori non adeguatamente attrezzati per usare efficacemente supporti didattici durante la spiegazione
  • Non mi sento obbligato a stare attento e spengo la webcam
  • Affaticamento agli occhi e mal di testa a fine mattinata

UNIVERSITÀ

Motivazioni dei migliorati:

  • Ambiente circostante tranquillo, senza distrazioni attorno

Motivazioni dei peggiorati:

  • Lezioni noiose e non coinvolgenti
  • Possibilità di riguardare le lezioni non mi fa sentire obbligato a stare attento

MOTIVAZIONE

Un altro aspetto su cui abbiamo deciso di indagare è quello della motivazione. Ecco cosa è emerso:

Notiamo che anche questo aspetto della vita degli studenti a cui abbiamo sottoposto il sondaggio mostra una tendenza piuttosto netta al calo della motivazione.

Qui abbiamo, a differenza dei dati sull’attenzione, una situazione abbastanza simile in entrambi i gruppi, che riflette i dati raccolti dal gruppo completo. Il 67,4% degli studenti intervistati, infatti, si sente meno motivato, contro il 13% dei più motivati e il 19,6% di coloro che non hanno notato differenze.

Il gruppo degli universitari, analogamente, presenta un 70,9% di meno motivati, un 10,9% di più motivati e il 18,2% di invariati.

Notiamo che non ci sono differenze statisticamente rilevanti tra i due gruppi.

Vediamo insieme le motivazioni più frequenti.

SUPERIORI

Motivazioni dei motivati:

  • Miglioramento dei voti
  • Migliore organizzazione individuale

Motivazioni dei demotivati:

  • Stare sempre a casa è poco stimolante
  • Troppo carico di studio e compiti
  • Modalità troppo noiosa

UNIVERSITÀ

Motivazioni dei motivati: (dati non sufficienti per stabilire delle risposte comuni)

Motivazioni dei demotivati:

  • Assenza di un ambiente stimolante
  • Stare a casa non permette di staccare quando necessario
  • Professori non mettono la stessa passione nelle lezioni

VANTAGGI/SVANTAGGI

In questa che potremmo definire la seconda parte del sondaggio abbiamo proposto delle domande aperte per capire meglio cosa c’è stato di buono per gli studenti in questa esperienza e cosa invece è andato meno bene.

Abbiamo raccolto le risposte più comuni di entrambi i gruppi, le elenchiamo in ordine di frequenza.

VANTAGGI

SUPERIORI

  • Comodità
  • Sveglia più tardi/dormire di più
  • Copiare più facilmente
  • Migliore organizzazione individuale

UNIVERSITÀ

  • Evitare gli spostamenti con risparmio di tempo e soldi
  • Autogestione con le lezioni registrate
  • Migliore organizzazione degli orari con impegni extrascolastici

SVANTAGGI

SUPERIORI

  • Distrazione/noia
  • Non socializzare coi compagni
  • Stress
  • Passare ore davanti allo schermo (fatica, dolori fisici)
  • Frequenti problemi tecnici

UNIVERSITÀ

  • Rinunciare alla vita sociale legata all’università
  • Assenza di confronto con professori e altri studenti
  • Noia
  • Passare ore davanti allo schermo

COSA TI MANCA?

Ma la domanda che più di tutte ha unito gli studenti di tutte le età in un’unica risposta, quasi all’unanimità, è stata: Che cosa ti manca di più della didattica in presenza? E qui, come in realtà ci aspettavamo, la quasi totalità degli studenti ha risposto: il contatto umano.

CONCLUSIONI

Osservando i risultati del sondaggio possiamo dedurre che effettivamente la DAD sia stata percepita in maniera negativa dalla maggior parte degli studenti. A onor del vero però, stando a quelle che sono le voci che circolano per la maggiore, ci saremmo aspettati un risultato più netto a favore degli scontenti e invece è stato interessante scoprire anche quali sono i vantaggi che questa modalità ha portato e che non tutti ne sono insoddisfatti. Ci sono inoltre delle differenze, talvolta sostanziali, tra quelli delle superiori e quelli dell’università.

La più evidente riguarda il dato sulla capacità di mantenere la concentrazione, seguita da quello sul rendimento scolastico: entrambi favorevoli agli studenti universitari. Considerando anche le risposte alle domande aperte riguardo i vantaggi e gli svantaggi, abbiamo notato che un fattore che fa del tutto la differenza è la possibilità degli studenti universitari di avere, almeno in parte, le lezioni registrate e di poterle seguire e riguardare in ogni momento.

Resta comunque alta, purtroppo, la percentuale di coloro che si ritengono meno motivati in un ambito in cui purtroppo la demotivazione era già molto diffusa prima che tutto ciò iniziasse e specialmente a loro vogliamo dire che se al momento non hanno possibilità di scelta riguardo la modalità con cui vogliono portare avanti la propria istruzione, possono sempre scegliere di iniziare ad usare al meglio le proprie risorse per rendere trarre il massimo piacere e la massima soddisfazione dal proprio studio, indipendentemente dalla modalità: esistono tante strategie per farlo!

Grazie a tutti coloro che hanno partecipato al sondaggio e che ci hanno aiutati a farlo girare!

Stefano Basile

I BAMBINI CHE NON HANNO MAI VISTO UN VISO: un mondo senza facce.

Emozioni sotto la mascherina.

Qualche giorno fa, ho sentito un aneddoto interessante raccontato da una mia amica: durante la sua attività lavorativa, una sua cliente è arrivata con un bambino di appena sei mesi che, per sua sorpresa, quando lei sorrideva, sembrava rispondere al suo sorriso anche se lei aveva la mascherina e quindi non poteva vederlo. Ora immagina il bambino, nato in un mondo dove tutti, tranne i suoi genitori, indossano la mascherina. Di conseguenza in questi pochi mesi di vita, si è abituato a vedere persone di cui non vede completamente la faccia: eppure in un certo senso questo gli basta.  Lui si è allenato a riconoscere le emozioni sono dagli occhi e dalla parte visibile del volto, perché questo aveva a disposizione; e non credi anche tu che portare avanti questo allenamento  gli consentirà di diventare bravissimo a riconoscere le emozioni? Soprattutto quando le persone si toglieranno la mascherina?

Riconoscere le emozioni anche senza la bocca di fatto è possibile: rabbia, tristezza, sorpresa, paura e anche felicità possono essere riconosciute osservando solo la parte alta del viso. (Ti lascio qui un articolo dove ne parliamo nello specifico.) Sono emozioni universali, acquisite geneticamente, tutti gli esseri umani le esprimono allo stesso modo, eppure non ci è sempre così facile riconoscerle. Fin da piccoli infatti ci insegnano a camuffarle: per le femmine non è convenzionale mostrare agli altri di essere arrabbiate, e un maschio non deve mostrare di avere paura.  Nonostante questo ci è più facile mentire con le parole che con la faccia, forse perché le parole sono più oggetto di commenti rispetto alla mimica. A parlare e a riconoscere il linguaggio ci è stato insegnato, ad utilizzare e comunicare con il nostro viso no. Ecco perché i segnali del viso sono sempre ben visibili e riconoscibili, e col giusto allenamento tutti possiamo riconoscerli. In un mondo dove il volto è sempre meno visibile, imparare queste abilità può fare la differenza.

Sonny Zanon

QUELLO CHE MANGI INFLUENZA IL TUO STUDIO?

Quello che mangiamo ci può fare una grande differenza.

Torni a casa da scuola o da lavoro e pranzi con un bel piatto di pasta abbondante. Una volta finito di mangiare ti piazzi nella tua postazione pronto per iniziare a studiare, ma c’è un piccolo problema, è arrivato l’abbiocco. In questo caso ci sono due cose che puoi fare:

Andare a dormire.

Provare a combatterlo.

Sopravvivere all’abbiocco non è sempre facile ma si può. Muovere il corpo facendo una corsa o dei semplici saltelli sul posto può essere un ottimo modo, l’idea è quella di svolgere attività che non prevedano l’utilizzo del cervello ma solo del fisico.  Ma se volessimo prevenirlo? Perché ovviamente non posso smettere di pranzare ogni volta che devo studiare. Una soluzione c’è, perché quello che mangiamo ci può fare una grande differenza.

Come riportato in un articolo della rivista Mind, un’indagine della Ohio State University suggerisce che è sufficiente anche un solo pasto ricco di grassi saturi per interferire sulle capacità di concentrarsi. Per la prima volta si è osservata una correlazione immediata tra pasto e concentrazione. Il team ha valutato il modo in cui 51 donne eseguivano un test d’attenzione dopo aver mangiato un pranzo ricco di grassi saturi o uno con grassi insaturi. Nel primo caso tutte le performance sono risultate peggiori.

Un atleta prima di una performance sportiva si mangia un panino con la porchetta? Se ci tiene a vincere: no. Sta molto attento a quello che mangia. Nello stesso modo se vuoi rendere bene nella tua perfomance di studio, la preparazione diventa una parte importantissima.

La domanda che ti devi porre è: vuoi avere una performance peggiore di quella che potresti dare?

Vuoi avere una performance peggiore di quella che potresti dare?

Questo articolo non vuole essere un modo per dirti di magiare insalata ogni giorno, anche perché soprattutto i più giovani non possono sempre scegliere cosa mangiare in quanto sono i genitori a cucinare. Questo articolo vuole essere un modo per essere consapevole di quello che mangi. Se questo pomeriggio mi sono prefissato di studiare poco e scelgo che mi va bene avere un po’ di abbiocco, va bene. Il punto è che se domani ho un’importante esame, verifica o prova, e ho bisogno di sfruttare al meglio ogni minuto della mia giornata, essere carico, ed ottenere il migliore dei risultai, forse, scegliere di magiare un pranzo ricco di grassi insaturi o un’insalatina, può valere la pena.

Sonny Zanon

UNA MEMORIA DA AUTISTICO – POSSO AVERLA ANCHE IO?

Straordinaria capacità di memorizzazione

Da diversi anni la memoria ed i meccanismi neurofisiologici che la determinano sono la mia passione ed il mio campo di studio e di ricerca principale.

Mi sono recentemente imbattuto in un fenomeno che molti conoscono ma a cui pochi riescono a dare una spiegazione: la straordinaria capacità di memorizzazione caratteristica delle persone con sindromi dello spettro autistico. Nell’immaginario collettivo queste persone hanno difficoltà nell’esprimere le proprie emozioni e spesso ciò viene distorto in un “non provano emozioni” o comunque si tende a credere che l’intensità delle loro risposte emotive sia di gran lunga inferiore rispetto a ciò a cui siamo abituati.

Premetto di non essere un neuropsichiatra e di non aver approfondito nel corso dei miei studi questo specifico aspetto dell’autismo. E proprio questo mi ha spinto a volerne sapere di più.

In particolare volevo sapere: avendo già appurato come fatto certo nella mia esperienza che le emozioni sono una componente fondamentale per la memorizzazione, com’è possibile che proprio le persone che in teoria non riescono a processarle abbiano una così sviluppata capacità mnemonica?

Ho quindi voluto attingere queste informazioni direttamente alla fonte ed ho intervistato una persona con sindrome di Asperger, una sindrome dello spettro autistico diventata recentemente più nota al grande pubblico in seguito alla diffusione di notizie sulla giovane attivista ambientalista svedese Greta Thunberg.

Giovane attivista ambientalista svedese Greta Thunberg.

Ecco riportata la mia intervista:

Se devi ricordare qualcosa, ad esempio una lista di oggetti, come fai?

“Rileggo a voce alta la lista, ma cerco di dare una collocazione ad ogni riferimento; se per esempio devo comprare il latte, mentre leggo penso contemporaneamente a mio figlio e sulla lista scriverò latte e biscotti e così non avrò nemmeno bisogno di consultare la lista durante la spesa.”

Ci sono delle cose che ricordi di più e altre meno?

“Assolutamente sì, per esempio riesco a ricordare esattamente, parola per parola, una frase detta da qualcuno, specialmente se nel contesto si parla di un’emozione. Invece non ricordo alcune frasi che ritengo poco interessanti; ad esempio odio sentir parlare di pulizia della casa, lo trovo assolutamente irrilevante perché è una cosa talmente comune che ritengo molto noioso parlarne.”

Dicevi di usare le immagini per memorizzare. E come fai con i concetti astratti? E con i numeri ad esempio?

“Una mente artistica ha una totale capacità di ampliamento dei concetti astratti; solitamente è come avere in mente una grande stanza piena di archivi e a seconda del momento si apre quello specifico cassetto e si viaggia intorno a quell’argomento. Se devo immaginare un momento, dei numeri o una situazione, devo solamente immaginare di riporlo dentro un cassetto di memoria dando un’importanza fondamentale a quel ricordo, così da obbligare la mente a custodirlo nella banca memoria. Basta semplicemente immaginare l’oggetto al rallentatore cercando di esaltarne i dettagli. In pratica gioco sullo stato emotivo. Mi immedesimo molto nella situazione. Anche se le persone pensano che un autistico non possa avere emozioni, è proprio il contrario. I cinque sensi sono amplificati. Spesso per noi è difficile tirare fuori questo enorme bagaglio di emozioni, perché è talmente vasto che è difficile, come voler far passare dieci persone contemporaneamente dalla stessa porta.”

Come organizzi o organizzavi lo studio dei libri?

“Io solitamente rileggo più volte le frasi che possono essere complesse. Ad ogni frase cerco di associare un ragionamento e mi immedesimo nell’autore fingendo di spiegare l’argomento. Il mio piccolo trucchetto è affiancare un certo stato emotivo accanto alla situazione o frase da ricordare, se ad esempio devo tenere a mente un pezzo della Divina Commedia, mi immedesimo nel personaggio totalmente”

Dove vai a “cercare” le informazioni che hai in testa quando ti serve tirarle fuori?

“Semplicemente ho creato una stanza-archivio e piano piano col tempo ho allenato la mia mente ad avere accesso a quella stanza. Inizialmente ricordavo solamente alcune immagini o dettagli, poi col tempo ci si allena perché il cervello è flessibile e si può comandare tranquillamente questo gesto, però ci vuole tempo.”

L’avere una buona memoria in cosa ti ha aiutato di più?

“Mia mamma è tedesca, io non parlavo tedesco da molti anni. Poi mia mamma in seguito ad un ictus ha iniziato a parlare solo la sua lingua madre, quindi ho dovuto ripercorrere la mia infanzia con le immagini della memoria per poter parlare di nuovo con lei”

Hai parlato di dare una collocazione alle informazioni da ricordare e di una stanza-archivio. Per collocarle usi un luogo che già conosci o ne hai creato uno da zero?

“Uso questo luogo/immagine creato da me spontaneamente. è credenza popolare che noi autistici non abbiamo fantasia o immaginazione ed è appunto questa un’informazione errata, è proprio il contrario: abbiamo un eccesso di immagini. Io stessa per anni ho avuto episodi di smarrimento proprio perché mi ero creata una seconda vita immaginando esattamente dove volevo essere e con chi, con tanto di fluenti dettagli e conversazioni molto complesse. Ovviamente ero cosciente di essere in un mondo mio ma giusto per far capire che nella mia testa posso avere molteplici avvenimenti o storie dettagliate. Solo che ho voluto, immedesimandomi nei miei personaggi, uscire dal guscio e testare questa esperienza dal vivo. Fino ai 16 anni non rispondevo agli stimoli, non volevo essere toccata ecc. Ora nessuno sa che sono Asperger, ho sviluppato delle doti eccezionali nel nascondere la mia diversità.”

Da quanto tempo usi queste strategie per memorizzare? E te le ha insegnate qualcuno o hai sviluppato spontaneamente questo metodo?

“Le uso da quando avevo 16 anni e poi col tempo ho affinato la tecnica. Tutto da sola. Erano anche tempi diversi; se c’era un bimbo particolare non ti mandavano dal neuropsichiatra infantile come fanno ora, si limitavano a dire che eri un bimbo particolare. Io smontavo e rimontavo tutto. Il primo Olivetti 127 l’ho smontato e rimontato. Sai quante botte ho preso a casa? Mio figlio è asperger come me ma ancora senza diagnosi e già ha capito che se lo porto da qualcuno si deve comportare come i bimbi che vede in tv; a casa invece si appassiona di motori della macchina. Ha due anni e mezzo”

Personalmente sono rimasto affascinato da questa intervista e mi ha fatto riflettere su due cose:

– quanto siamo abituati a vedere solo i problemi di alcune persone e quanto la presunzione di pensare di non avere nulla da imparare anche da qualcuno che si considera “diverso” da noi sia in realtà il limite principale al nostro apprendimento.

– quanto sia incredibile che questa persona, come altre con questa stessa caratteristica, abbiano imparato spontaneamente quelle che alla fine sono tutte le strategie fondamentali delle stesse tecniche di memoria che insegno e che la maggior parte delle persone, compreso me qualche anno fa, deve invece imparare o farsi insegnare da fonti esterne.

Tutti quanti possiamo imparare ad avere una memoria “da autistici”, e le risposte che mi ha dato questa persona me lo hanno confermato perché le strategie che usa sono basate sugli stessi principi di quelle che insegniamo noi e perché, come tutti, le ha allenate ed affinate col tempo.

Stefano Basile

L’intervista sopra riportata è stata resa pubblica col consenso della persona intervistata ed è riportata in forma anonima per garantire il diritto alla privacy alla suddetta persona.

L’ACQUA MAGICA CHE AUMENTA LA TUA MEMORIA DEL 15%

Ti piacerebbe aumentare la tua memoria con una semplice bevanda?

Ti piacerebbe aumentare la tua memoria con una semplice bevanda? Beh, dicono sia possibile.

Come abbiamo già spiegato in un precedente articolo (leggilo qui), noi abbiamo tre tipi di memoria: Breve, Medio e Lungo Termine. Sono tutte ugualmente importanti, ma quella che usiamo di più tutti i giorni è quella a Breve termine ovvero la Memoria di Lavoro. Questa memoria è quella che fa cilecca quando perdi le chiavi, non sai dove hai lasciato il cellulare, e non ti ricordi se hai fatto o no hai fatto quella cosa.

Capita anche a te? Quindi la domanda successiva diventa: cosa puoi fare per migliorare la tua memoria?

Ci sono più possibilità, e una riguarda il rosmarino (Salvia rosmarinus)!

Già.

Lo ha dimostrato uno studio della Northumbria University, che ha testato gli effetti del rosmarino e della lavanda sulla memoria di un gruppo di volontari. I test fatti eseguire hanno dimostrato la veridicità di una diffusa credenza popolare, che dice appunto che il rosmarino aiuta a ricordare.

Pare che il merito sia dell’1,8-cineolo, detto anche eucaliptolo, contenuto nel rosmarino. Questa sostanza, che è quella che dà alla pianta il suo fantastico profumo, aumenta anche la produzione di un neurotrasmettitore. In tal modo si aumentano del 15% la potenzialità del cervello di ricordare, a patto che si beva una tazza di 250 ml di acqua al rosmarino al giorno. Farla è facilissimo: basta mettere qualche foglia in infusione in acqua bollente per 12 ore.

Ovviamente non aspettarti miracoli, diciamo che è una cosa che aiuta.

Il rosmarino aiuta a ricordare.

Ma se non vuoi diventare rosmarino dipendente ci sono altri modi direi molto più efficaci! Come ad esempio far fare cose diverse al tuo cervello. Se hai una tua routine fissa da anni, potresti esserti abituato a fare un certo numero di azioni ripetitive, e di conseguenza stai sviluppando solo delle specifiche aree del tuo cervello. Tu voi stimolarlo in più modi possibili, fargli fare cose diverse e nuove. E anche se alcune di queste all’inizio potrebbero sembrarti difficili, più ne farai e più diventerà facile. Te lo assicuro. E l’età non è una scusa che tenga, perché le ho sentite tutte!

Risolvi indovinelli, fai parole crociate, leggi un libro, fai passeggiate, puzzle, disegna, inventa.

Un ottimo modo per iniziare a metterti in gioco potrebbe essere entrare nel nostro gruppo Facebook Gruppo di Mind Skills – Studio Efficace. Lì troverai utili e stimolanti video per aumentare veramente la tua memoria.

Altrimenti, hai sempre il rosamrino.

Sonny Zanon

SE VUOI DARE UN’OCCHIATA ALLE FONTI: