COSA NE PENSANO GLI STUDENTI DELLA DAD?

Le notizie in circolazione e le proteste di alcuni gruppi di studenti hanno sottolineato il disagio e gli aspetti negativi

Uno degli aspetti che hanno caratterizzato la surreale situazione che abbiamo vissuto nell’ultimo anno è sicuramente il profondo cambiamento che ha interessato l’istruzione. Un cambiamento molto sentito dagli studenti di tutte le età e che, specialmente nel caso delle scuole superiori e delle università, si è protratto per molto tempo, passando dall’essere solo una temporanea situazione di emergenza ad una stranissima “normalità”.

Le notizie in circolazione e le proteste di alcuni gruppi di studenti hanno sottolineato il disagio e gli aspetti negativi di questa situazione ma noi di Mind Skills abbiamo voluto fare una ricerca più approfondita, assolutamente imparziale e priva di qualunque filtro mediatico chiedendo direttamente ad alcuni studenti del nostro territorio che cosa ne pensassero della Didattica a Distanza.

Abbiamo raccolto in pochissimo tempo un buon numero di risposte provenienti da studenti delle scuole superiori e dell’Università e quindi abbiamo deciso di condividere i risultati di questo studio, riportandone le statistiche e gli aspetti più frequentemente sottolineati dagli stessi studenti intervistati.

I dati provengono da un campione di più di 100 studenti, distribuiti abbastanza equamente tra scuole superiori (44,4%) e università (55,6%).

VALUTAZIONE GENERALE

Come prima domanda, abbiamo chiesto di dare una valutazione generale, su una scala da 1 a 10, sulla propria esperienza in DAD. Il punteggio medio che abbiamo ottenuto è di 6,08. Potremmo dire una sufficienza piena.

Ma è dividendo gli studenti per livello di istruzione attuale (superiori/università) che emergono le prime differenze: infatti la valutazione media degli studenti delle scuole superiori è di 5,45 mentre il punteggio dato dagli studenti universitari è mediamente 6,61.

Questo dato è un primo elemento che indica che, stando a questo sondaggio, la DAD è stata percepita come più penalizzante dagli studenti delle scuole superiori rispetto agli universitari.

RENDIMENTO SCOLASTICO

In secondo luogo abbiamo chiesto agli studenti come questa modalità didattica ha influito sul loro rendimento scolastico in termini di voti; questi sono le statistiche del gruppo intero.

Come si può notare la maggior parte di loro non ha subìto significative variazioni riguardo la media dei voti, e la percentuale di persone che hanno notato un miglioramento non si discosta moltissimo da quella relativa a chi ha riscontrato un peggioramento, con un lieve vantaggio di quest’ultima.

Separando i due gruppi, questo trend viene in parte confermato, nel senso che resta in maggioranza in entrambi il numero di coloro il cui rendimento è rimasto invariato: 55,3% per le scuole superiori e 61,8% per l’università. La differenza tra i due gruppi sta nel fatto che all’università il numero di coloro che hanno riscontrato un miglioramento supera, anche se di poco, il numero di coloro che sono peggiorati (20% migl. – 18,2% pegg.) mentre nel caso delle superiori si ha un distacco più netto a favore dei peggioramenti (17% migl. – 27,7% pegg.).

Abbiamo inoltre chiesto facoltativamente di lasciare un commento a risposta libera a questa domanda. Di seguito le motivazioni più ricorrenti:

SCUOLE SUPERIORI

Motivazioni dei migliorati:

  • Interrogazioni programmate che permettono di organizzare meglio lo studio
  • Meno ansia nello svolgere le verifiche da casa
  • Modalità a crocette rende più facili le verifiche

Motivazioni dei peggiorati:

  • Verifiche difficili per il poco tempo

UNIVERSITÀ

Motivazioni dei migliorati:

  • Possibilità di rivedere le lezioni registrate;
  • Maggiore possibilità di organizzare i tempi

Motivazioni dei peggiorati: (dati non sufficienti per stabilire delle risposte comuni)

ATTENZIONE ALLE LEZIONI

Come terzo quesito abbiamo chiesto quanto riescano gli studenti a mantenere la concentrazione durante le lezioni in DAD rispetto a quando frequentavano le lezioni in presenza. Ecco i risultati:

Si può notare come, parlando dell’aspetto attenzione le cose iniziano a cambiare e si propende decisamente più verso il negativo.

C’è però in questo dato la più sostanziale differenza tra gli studenti delle superiori e quelli dell’università. Separando i due gruppi, infatti, abbiamo riscontrato tra gli studenti delle scuole superiori un netto 87% di studenti che hanno riscontrato un calo nella capacità di concentrazione, mentre solo il 2,2% sostiene di essere più concentrato. Per il restante 10,8% non c’è stato nessun cambiamento rilevante rispetto a prima.

Analizzando i dati dell’università ci troviamo di fronte a uno scenario molto più mitigato, con il 49% che lamenta un peggioramento, un 14,5% che sostiene di riuscire a rimanere più attento e il restante 35,5% che non ha riscontrato differenze.

Anche in questo caso abbiamo dato la possibilità facoltativa di aggiungere un commento, ecco i più gettonati:

SUPERIORI

Motivazioni dei migliorati: (dati non sufficienti per stabilire delle risposte comuni)

Motivazioni dei peggiorati:

  • Lezioni poco coinvolgenti a causa dell’assenza di contatto diretto con l’insegnante ed i compagni;
  • Professori non adeguatamente attrezzati per usare efficacemente supporti didattici durante la spiegazione
  • Non mi sento obbligato a stare attento e spengo la webcam
  • Affaticamento agli occhi e mal di testa a fine mattinata

UNIVERSITÀ

Motivazioni dei migliorati:

  • Ambiente circostante tranquillo, senza distrazioni attorno

Motivazioni dei peggiorati:

  • Lezioni noiose e non coinvolgenti
  • Possibilità di riguardare le lezioni non mi fa sentire obbligato a stare attento

MOTIVAZIONE

Un altro aspetto su cui abbiamo deciso di indagare è quello della motivazione. Ecco cosa è emerso:

Notiamo che anche questo aspetto della vita degli studenti a cui abbiamo sottoposto il sondaggio mostra una tendenza piuttosto netta al calo della motivazione.

Qui abbiamo, a differenza dei dati sull’attenzione, una situazione abbastanza simile in entrambi i gruppi, che riflette i dati raccolti dal gruppo completo. Il 67,4% degli studenti intervistati, infatti, si sente meno motivato, contro il 13% dei più motivati e il 19,6% di coloro che non hanno notato differenze.

Il gruppo degli universitari, analogamente, presenta un 70,9% di meno motivati, un 10,9% di più motivati e il 18,2% di invariati.

Notiamo che non ci sono differenze statisticamente rilevanti tra i due gruppi.

Vediamo insieme le motivazioni più frequenti.

SUPERIORI

Motivazioni dei motivati:

  • Miglioramento dei voti
  • Migliore organizzazione individuale

Motivazioni dei demotivati:

  • Stare sempre a casa è poco stimolante
  • Troppo carico di studio e compiti
  • Modalità troppo noiosa

UNIVERSITÀ

Motivazioni dei motivati: (dati non sufficienti per stabilire delle risposte comuni)

Motivazioni dei demotivati:

  • Assenza di un ambiente stimolante
  • Stare a casa non permette di staccare quando necessario
  • Professori non mettono la stessa passione nelle lezioni

VANTAGGI/SVANTAGGI

In questa che potremmo definire la seconda parte del sondaggio abbiamo proposto delle domande aperte per capire meglio cosa c’è stato di buono per gli studenti in questa esperienza e cosa invece è andato meno bene.

Abbiamo raccolto le risposte più comuni di entrambi i gruppi, le elenchiamo in ordine di frequenza.

VANTAGGI

SUPERIORI

  • Comodità
  • Sveglia più tardi/dormire di più
  • Copiare più facilmente
  • Migliore organizzazione individuale

UNIVERSITÀ

  • Evitare gli spostamenti con risparmio di tempo e soldi
  • Autogestione con le lezioni registrate
  • Migliore organizzazione degli orari con impegni extrascolastici

SVANTAGGI

SUPERIORI

  • Distrazione/noia
  • Non socializzare coi compagni
  • Stress
  • Passare ore davanti allo schermo (fatica, dolori fisici)
  • Frequenti problemi tecnici

UNIVERSITÀ

  • Rinunciare alla vita sociale legata all’università
  • Assenza di confronto con professori e altri studenti
  • Noia
  • Passare ore davanti allo schermo

COSA TI MANCA?

Ma la domanda che più di tutte ha unito gli studenti di tutte le età in un’unica risposta, quasi all’unanimità, è stata: Che cosa ti manca di più della didattica in presenza? E qui, come in realtà ci aspettavamo, la quasi totalità degli studenti ha risposto: il contatto umano.

CONCLUSIONI

Osservando i risultati del sondaggio possiamo dedurre che effettivamente la DAD sia stata percepita in maniera negativa dalla maggior parte degli studenti. A onor del vero però, stando a quelle che sono le voci che circolano per la maggiore, ci saremmo aspettati un risultato più netto a favore degli scontenti e invece è stato interessante scoprire anche quali sono i vantaggi che questa modalità ha portato e che non tutti ne sono insoddisfatti. Ci sono inoltre delle differenze, talvolta sostanziali, tra quelli delle superiori e quelli dell’università.

La più evidente riguarda il dato sulla capacità di mantenere la concentrazione, seguita da quello sul rendimento scolastico: entrambi favorevoli agli studenti universitari. Considerando anche le risposte alle domande aperte riguardo i vantaggi e gli svantaggi, abbiamo notato che un fattore che fa del tutto la differenza è la possibilità degli studenti universitari di avere, almeno in parte, le lezioni registrate e di poterle seguire e riguardare in ogni momento.

Resta comunque alta, purtroppo, la percentuale di coloro che si ritengono meno motivati in un ambito in cui purtroppo la demotivazione era già molto diffusa prima che tutto ciò iniziasse e specialmente a loro vogliamo dire che se al momento non hanno possibilità di scelta riguardo la modalità con cui vogliono portare avanti la propria istruzione, possono sempre scegliere di iniziare ad usare al meglio le proprie risorse per rendere trarre il massimo piacere e la massima soddisfazione dal proprio studio, indipendentemente dalla modalità: esistono tante strategie per farlo!

Grazie a tutti coloro che hanno partecipato al sondaggio e che ci hanno aiutati a farlo girare!

Stefano Basile

QUELLO CHE MANGI INFLUENZA IL TUO STUDIO?

Quello che mangiamo ci può fare una grande differenza.

Torni a casa da scuola o da lavoro e pranzi con un bel piatto di pasta abbondante. Una volta finito di mangiare ti piazzi nella tua postazione pronto per iniziare a studiare, ma c’è un piccolo problema, è arrivato l’abbiocco. In questo caso ci sono due cose che puoi fare:

Andare a dormire.

Provare a combatterlo.

Sopravvivere all’abbiocco non è sempre facile ma si può. Muovere il corpo facendo una corsa o dei semplici saltelli sul posto può essere un ottimo modo, l’idea è quella di svolgere attività che non prevedano l’utilizzo del cervello ma solo del fisico.  Ma se volessimo prevenirlo? Perché ovviamente non posso smettere di pranzare ogni volta che devo studiare. Una soluzione c’è, perché quello che mangiamo ci può fare una grande differenza.

Come riportato in un articolo della rivista Mind, un’indagine della Ohio State University suggerisce che è sufficiente anche un solo pasto ricco di grassi saturi per interferire sulle capacità di concentrarsi. Per la prima volta si è osservata una correlazione immediata tra pasto e concentrazione. Il team ha valutato il modo in cui 51 donne eseguivano un test d’attenzione dopo aver mangiato un pranzo ricco di grassi saturi o uno con grassi insaturi. Nel primo caso tutte le performance sono risultate peggiori.

Un atleta prima di una performance sportiva si mangia un panino con la porchetta? Se ci tiene a vincere: no. Sta molto attento a quello che mangia. Nello stesso modo se vuoi rendere bene nella tua perfomance di studio, la preparazione diventa una parte importantissima.

La domanda che ti devi porre è: vuoi avere una performance peggiore di quella che potresti dare?

Vuoi avere una performance peggiore di quella che potresti dare?

Questo articolo non vuole essere un modo per dirti di magiare insalata ogni giorno, anche perché soprattutto i più giovani non possono sempre scegliere cosa mangiare in quanto sono i genitori a cucinare. Questo articolo vuole essere un modo per essere consapevole di quello che mangi. Se questo pomeriggio mi sono prefissato di studiare poco e scelgo che mi va bene avere un po’ di abbiocco, va bene. Il punto è che se domani ho un’importante esame, verifica o prova, e ho bisogno di sfruttare al meglio ogni minuto della mia giornata, essere carico, ed ottenere il migliore dei risultai, forse, scegliere di magiare un pranzo ricco di grassi insaturi o un’insalatina, può valere la pena.

Sonny Zanon

L’ACQUA MAGICA CHE AUMENTA LA TUA MEMORIA DEL 15%

Ti piacerebbe aumentare la tua memoria con una semplice bevanda?

Ti piacerebbe aumentare la tua memoria con una semplice bevanda? Beh, dicono sia possibile.

Come abbiamo già spiegato in un precedente articolo (leggilo qui), noi abbiamo tre tipi di memoria: Breve, Medio e Lungo Termine. Sono tutte ugualmente importanti, ma quella che usiamo di più tutti i giorni è quella a Breve termine ovvero la Memoria di Lavoro. Questa memoria è quella che fa cilecca quando perdi le chiavi, non sai dove hai lasciato il cellulare, e non ti ricordi se hai fatto o no hai fatto quella cosa.

Capita anche a te? Quindi la domanda successiva diventa: cosa puoi fare per migliorare la tua memoria?

Ci sono più possibilità, e una riguarda il rosmarino (Salvia rosmarinus)!

Già.

Lo ha dimostrato uno studio della Northumbria University, che ha testato gli effetti del rosmarino e della lavanda sulla memoria di un gruppo di volontari. I test fatti eseguire hanno dimostrato la veridicità di una diffusa credenza popolare, che dice appunto che il rosmarino aiuta a ricordare.

Pare che il merito sia dell’1,8-cineolo, detto anche eucaliptolo, contenuto nel rosmarino. Questa sostanza, che è quella che dà alla pianta il suo fantastico profumo, aumenta anche la produzione di un neurotrasmettitore. In tal modo si aumentano del 15% la potenzialità del cervello di ricordare, a patto che si beva una tazza di 250 ml di acqua al rosmarino al giorno. Farla è facilissimo: basta mettere qualche foglia in infusione in acqua bollente per 12 ore.

Ovviamente non aspettarti miracoli, diciamo che è una cosa che aiuta.

Il rosmarino aiuta a ricordare.

Ma se non vuoi diventare rosmarino dipendente ci sono altri modi direi molto più efficaci! Come ad esempio far fare cose diverse al tuo cervello. Se hai una tua routine fissa da anni, potresti esserti abituato a fare un certo numero di azioni ripetitive, e di conseguenza stai sviluppando solo delle specifiche aree del tuo cervello. Tu voi stimolarlo in più modi possibili, fargli fare cose diverse e nuove. E anche se alcune di queste all’inizio potrebbero sembrarti difficili, più ne farai e più diventerà facile. Te lo assicuro. E l’età non è una scusa che tenga, perché le ho sentite tutte!

Risolvi indovinelli, fai parole crociate, leggi un libro, fai passeggiate, puzzle, disegna, inventa.

Un ottimo modo per iniziare a metterti in gioco potrebbe essere entrare nel nostro gruppo Facebook Gruppo di Mind Skills – Studio Efficace. Lì troverai utili e stimolanti video per aumentare veramente la tua memoria.

Altrimenti, hai sempre il rosamrino.

Sonny Zanon

SE VUOI DARE UN’OCCHIATA ALLE FONTI:

LA TECNOLOGIA INFLUENZA IL NOSTRO CERVELLO?

Negli ultimi decenni il progresso tecnologico ha subito un’impennata a cui la storia dell’umanità non aveva mai assistito prima. Ed in particolare, a differenza ad esempio delle grandi rivoluzioni agricole ed industriali del passato, queste non riguardano solo il settore produttivo, ma coinvolgono massivamente la quotidianità di tutti i cittadini, specialmente di quelli che attraversano l’adolescenza, un “periodo critico” dello sviluppo del cervello umano.

Oggi dunque moltissime cose che fino ad un paio di decenni fa sembravano fantascientifiche, sono perfettamente normali e ben integrate negli usi comuni dell’ultima generazione.

È ben risaputo, ma è sempre bene ricordarlo, che il nostro cervello è dotato di una straordinaria capacità plastica, che gli permette, tra le altre cose, di trasformarsi ad adattarsi molto velocemente in base agli stimoli esterni che riceve: sicuramente se dovessimo analizzare la struttura di un quattordicenne del 2020 e confrontarlo con un cervello ibernato di un quattordicenne del 1990, troveremmo delle importanti differenze strutturali.

Ma a livello prettamente pragmatico, quali sono le differenze di abilità che stiamo riscontrando nelle persone, dai giovanissimi ai più “stagionati”, negli ultimi anni? Andiamo a scoprirne qualcuna:

MEMORIA A MEDIO/LUNGO TERMINE

Partiamo da un presupposto: il nostro cervello tende a non sprecare energie per cose inutili.

Quindi tutte quelle conoscenze o abilità che non vengono utilizzate per un certo periodo di tempo tendono a sparire o a non svilupparsi in maniera soddisfacente.

Detto ciò ti chiedo: in quanti ambiti della vita, con le tecnologie di cui disponiamo e con la loro accessibilità estremamente semplice e veloce, potremmo al giorno d’oggi fare a meno della nostra memoria? Quali sono quei tipi di informazioni che stanno molto più frequentemente dentro un microchip che all’interno della nostra memoria? Dai la tua risposta a queste domande e scoprirai per quali informazioni la tua memorizzazione risulta più deficitaria.

ATTENZIONE

Immaginiamo di fare un esperimento: prendiamo un criceto, che chiameremo Johnny, e lo mettiamo in una gabbia vuota assieme ad un altro criceto che chiameremo Leonard e che ha sempre vissuto lì. Johnny, il criceto appena arrivato, ha vissuto il resto della sua precedente vita in una gabbietta molto più grande e piena di stimoli in continua evoluzione: giochi, ruote, colori, luci, musica, altri criceti, cibi sempre nuovi e variegati. Che cosa succederà secondo voi?

Beh, ammetto di non aver mai condotto un simile esperimento ma credo che sia abbastanza intuibile che il criceto Leonard sarà ormai abituato a ricevere pochi stimoli e quindi vivrà più serenamente la propria permanenza nella sua grigia gabbietta; Johnny, invece, abituato ad una vita da Luna Park, presto si annoierà e molto probabilmente inizierà ad essere irrequieto nel suo nuovo esiguo alloggio.

Una cosa del genere succede anche ad un cervello umano. E cosa c’entra la tecnologia in tutto ciò?

Pensate a quanti stimoli è sottoposto abitualmente un cervello ai giorni nostri; specialmente quello di un bambino/ragazzo o di un adulto che fa abbondante uso di smartphone o computer. Tutto questo bombardamento sensoriale ha portato mediamente i nostri cervelli a lavorare ad una frequenza molto alta per rispondere adeguatamente agli stimoli che riceve. E cosa succede quando invece la quantità di stimoli si riduce? Semplicemente ci annoiamo, oppure, come il criceto Johnny, diventiamo irrequieti nel tentativo di fornire al nostro cervello una stimolazione più consistente. La soglia media per cui il nostro cervello riesce a rimanere attento su un compito specifico, ovvero la quantità e varietà di stimoli che questo singolo compito deve fornire per evitare che il cervello si annoi, è notevolmente aumentata negli ultimi decenni. Questo spiega la crescita esponenziale del fenomeno dell’iperattività o difficoltà di attenzione, specialmente in ambiente scolastico, dove viene fornita una stimolazione pressoché identica a quella di 30 anni fa ad un gruppo di cervelli che hanno però una soglia di attenzione molto più alta.

Ora, la mia domanda è la seguente: vuoi davvero che i tuoi ricordi, le tue abilità di calcolo, di orientamento e la tua possibilità di svagarti e combattere la noia dipendano esclusivamente dai dispositivi che tieni in mano o sulla scrivania?

Se la tua risposta è no, ecco cosa puoi fare: affidati a te stesso!

Quando qualcuno ti dice il proprio numero di telefono, non salvarlo in rubrica, magari se si tratta di una cosa importante scrivilo e riponilo in un posto in cui non sia così immediato recuperarlo, in modo che poi risulti meno faticoso impararlo a memoria piuttosto che andarlo a riprendere ogni volta. Oppure quando fai la spesa non portarti dietro la lista, scrivine una a casa e tenta di memorizzarla. Le prime volte dimenticherai di prendere le carote? La tua abbronzatura potrebbe risentirne ma alla lunga il tuo cervello ti ringrazierà. E scoprirai che ci si mette molto meno tempo a fare la spesa con la lista ben chiara in mente anziché scritta su un foglietto.

E per quanto riguarda l’attenzione e la noia? Sii creativo, inventati un’attività coinvolgente che non richieda l’uso di null’altro che la tua mente, o personalizza con un tocco di fantasia le attività che più ti annoiano.

Immaginazione

Alla fine ricorda che la tecnologia più avanzata tuttora in circolazione si trova nella tua testa; possedere l’ultimo modello dello smartphone più innovativo al mondo significa essere al passo coi tempi, perfezionare il tuo cervello significa essere un passo avanti.

Stefano Basile

I VANTAGGI DI UNA MAPPA MENTALE

Che cos’è una Mappa Mentale? Si tratta di uno strumento di organizzazione creato dal cognitivista inglese Tony Buzan, a partire da alcune riflessioni sulle tecniche per prendere appunti. Il fine consiste nell’implementare la memoria visiva e quindi la memorizzazione di concetti e informazioni in sede di richiamo.

Tony Buzan infatti, negli anni 70, si è accorto che molti geni del passato tra cui Leonardo Da Vinci, Nicola Tesla, e il filosofo Giordano Bruno, avevano un modo particolare di organizzare le loro informazioni. Partivano da un’immagine centrale, e poi andavano con una struttura a ruote e rami dall’informazione più importante al dettaglio, andando dal più grande al più piccolo. Tony Buzan ha riadattato questo metodo inventando le Mappe Mentali, che ha portato da prima in azienda e poi le ha rese disponibili per tutti. Pensa che alla Boeing (costruttrice statunitense di areomobili e la più grande azienda nel settore aerospaziale), dopo l’assunzione di un nuovo dipendente, già laureato in Ingegneria, era necessario un corso di formazione di due anni per insegnare a progettare gli aerei. Dopo l’introduzione delle Mappe Mentali di Tony Buzan, il corso è stato ridotto a sei mesi!

Quali sono gli effettivi vantaggi di una Mappa Mentale?

  • Il nucleo principale è presentato in maniera immediata ed evidente;
  • Forniscono una visione globale dell’argomento con tutte le informazioni in un unico colpo d’occhio;
  • L’organizzazione gerarchica ad anelli concentrici permette di individuare immediatamente il generale dal particolare;
  • La sua natura associativa permette di individuare velocemente la connessione esistente tra un’informazione ed un’altra, favorendo la comprensione dei concetti e riducendo al minimo il rischio di confondere due informazioni distinte;
  • Molto semplice e veloce da consultare o ripassare, le informazioni sono poche e tutte visibili, per cui si trovano facilmente;
  • La sola stesura di una Mappa Mentale richiede una rielaborazione delle informazioni che consente già di memorizzare gran parte del contenuto… la successiva memorizzazione richiederà pochissimo tempo!
  • La presenza di concetti chiave e non di frasi intere allena la capacità espositiva, che diventa una propria elaborazione degli argomenti e non una tediosa e poco produttiva recitazione parola per parola del testo.

Sonny Zanon